Una presa elettrica può sembrare perfettamente funzionante anche quando presenta un collegamento errato o un problema al conduttore di protezione. Il fatto che una lampada si accenda oppure che un caricabatterie funzioni non dimostra che l’impianto sia sicuro. Per effettuare un primo controllo esistono tester per prese elettriche che, una volta inseriti nella presa, mostrano attraverso spie luminose o un display alcune informazioni sul cablaggio. I modelli dotati di pulsante RCD permettono inoltre di eseguire una prova preliminare dell’interruttore differenziale.
Utilizzare un tester per prese elettriche con verifica differenziale è relativamente semplice, ma interpretare correttamente i risultati richiede attenzione. Una combinazione di spie può segnalare la mancanza del neutro o della terra, mentre un altro indicatore può suggerire un collegamento anomalo. Premendo il pulsante di test RCD, nei modelli che prevedono questa funzione, si provoca intenzionalmente una corrente differenziale di prova per verificare se interviene la protezione dell’impianto. Bisogna però conoscere i limiti dello strumento. Un tester che indica un cablaggio apparentemente corretto non certifica la sicurezza della presa, così come lo scatto del differenziale non sostituisce le verifiche strumentali previste per gli impianti elettrici. Vediamo come scegliere il dispositivo, interpretarne le indicazioni, utilizzare correttamente il pulsante di prova e capire quando è necessario rivolgersi a un elettricista qualificato.
Che cos’è un tester per prese elettriche con verifica differenziale
Il tester per prese elettriche è uno strumento progettato per effettuare un controllo rapido di alcune condizioni elettriche di una presa di corrente.
Nei modelli più semplici il dispositivo ha una forma simile a quella di una spina elettrica. Sulla parte anteriore sono presenti alcuni LED e una legenda che permette di interpretare le combinazioni luminose.
Inserendo il tester in una presa compatibile e alimentata, il circuito interno rileva determinate condizioni relative ai collegamenti elettrici.
I dispositivi più comuni possono segnalare alcune anomalie, come l’assenza del conduttore di protezione, la mancanza del neutro e determinate inversioni dei collegamenti.
I modelli dotati di verifica differenziale presentano inoltre un pulsante contrassegnato generalmente dalla scritta RCD, RCD TEST oppure TEST.
RCD è l’abbreviazione di Residual Current Device, cioè dispositivo differenziale. Nel linguaggio comune viene spesso chiamato salvavita.
Quando lo strumento è compatibile con l’impianto e la prova viene eseguita secondo le istruzioni, il pulsante RCD permette di simulare una dispersione di corrente e verificare se l’interruttore differenziale interviene.
Esistono anche strumenti professionali più evoluti, capaci di misurare tensione, parametri del circuito di terra e tempi di intervento delle protezioni. Non devono essere confusi con i piccoli tester a tre spie, che forniscono indicazioni molto più limitate.
A cosa serve il tester per prese elettriche
Un tester per prese può essere utile per effettuare un primo controllo indicativo di una presa domestica, purché sia utilizzato nelle condizioni previste dal produttore.
Una situazione frequente riguarda una presa che sembra funzionare normalmente, ma sulla quale si desidera verificare la presenza di alcune anomalie di cablaggio.
Per esempio, una presa può alimentare un elettrodomestico anche quando il collegamento del conduttore di protezione presenta problemi. Il funzionamento dell’elettrodomestico, da solo, non permette di individuare questa condizione.
Un tester appropriato può segnalare alcune interruzioni del conduttore di protezione, fornendo un’indicazione che richiede un successivo controllo tecnico.
Un altro utilizzo riguarda la verifica preliminare del differenziale che protegge il circuito.
Il produttore italiano UNIKS, nella scheda del tester RAPIDTEST, descrive proprio la possibilità di controllare alcune anomalie di cablaggio mediante LED e di provocare l’intervento di un differenziale da 30 mA attraverso l’apposita funzione.
È importante però distinguere il controllo indicativo dalla verifica di conformità.
Un tester economico non sostituisce le prove previste dalle norme tecniche per accertare la sicurezza di un impianto, soprattutto quando sono stati eseguiti lavori di installazione, ampliamento o modifica.
Come funziona il controllo di fase, neutro e terra
Per comprendere le indicazioni del tester è utile conoscere il significato dei tre collegamenti normalmente presenti in una presa domestica dotata di contatto di protezione.
La fase, indicata con la lettera L, è il conduttore attraverso il quale viene fornita l’alimentazione elettrica.
Il neutro, indicato con N, è il conduttore che partecipa al normale circuito di alimentazione dell’apparecchio.
Il conduttore di protezione, indicato con PE, ha invece una funzione di sicurezza. Collega le masse metalliche degli apparecchi che richiedono la messa a terra al sistema di protezione dell’impianto.
Il tester confronta elettricamente determinati contatti della presa e utilizza il risultato per mostrare alcune possibili condizioni di collegamento.
Nei modelli a LED, le informazioni vengono rappresentate attraverso una combinazione di spie accese e spente.
La legenda è parte integrante dello strumento, perché non esiste una disposizione dei LED universalmente identica per tutte le marche.
Una determinata combinazione che significa cablaggio corretto su un tester potrebbe avere un significato differente su un altro.
Bisogna inoltre ricordare che il conduttore di protezione non deve essere utilizzato come normale percorso della corrente degli elettrodomestici.
La verifica differenziale, quando prevista, utilizza invece una corrente di prova controllata per simulare una dispersione e provocare l’intervento della protezione.
Quale tester utilizzare per le prese italiane
Prima di acquistare uno strumento bisogna verificare che sia compatibile con il tipo di presa e con la tensione dell’impianto.
In Italia sono diffuse prese di tipo L, comunemente utilizzate nelle versioni da 10 e 16 ampere, e prese compatibili con il sistema Schuko di tipo F.
Molti tester per prese elettriche con pulsante differenziale sono dotati di una spina Schuko e sono progettati per reti domestiche monofase a 230 V.
Se la presa da controllare è di tipo italiano, occorre utilizzare soltanto una soluzione di collegamento espressamente compatibile e sicura, che mantenga correttamente il contatto di protezione e rispetti le indicazioni del costruttore dello strumento.
Non bisogna utilizzare adattatori improvvisati oppure privi del collegamento di terra.
È importante considerare anche che alcuni produttori prevedono l’utilizzo del tester soltanto mediante collegamento diretto a una presa fissa.
Una multipresa o una prolunga può introdurre ulteriori elementi che rendono meno chiara l’interpretazione dei risultati.
Per una verifica affidabile è quindi preferibile scegliere un tester progettato per il sistema di prese che si intende controllare.
Prima dell’utilizzo bisogna leggere la tensione nominale, la frequenza di funzionamento e le eventuali limitazioni riportate nel manuale.
Come scegliere un tester con pulsante RCD
Non tutti i tester per prese elettriche consentono di effettuare una prova del differenziale.
Alcuni dispongono soltanto di tre spie per il controllo preliminare del cablaggio, mentre altri includono un pulsante RCD.
Per scegliere il dispositivo bisogna verificare quali funzioni siano effettivamente dichiarate dal produttore.
Un tester con prova differenziale da 30 mA, per esempio, è progettato per effettuare una verifica preliminare di un dispositivo con caratteristiche compatibili con tale corrente di prova.
Non può essere automaticamente utilizzato per verificare correttamente ogni tipo di differenziale presente nell’impianto.
Alcuni strumenti professionali permettono invece di selezionare differenti correnti di prova, tipologie di dispositivi e modalità di verifica.
Tra le caratteristiche utili da controllare rientrano la compatibilità con le prese italiane, la leggibilità delle indicazioni e la presenza di istruzioni in italiano.
È inoltre importante verificare che lo strumento riporti chiaramente le caratteristiche elettriche e le informazioni di sicurezza previste per il prodotto.
Bisogna evitare tester privi di indicazioni affidabili sul produttore, sulle condizioni di utilizzo o sul significato dei segnali luminosi.
Un dispositivo che entra fisicamente nella presa non è necessariamente adatto a effettuare una prova sicura.
Quali precauzioni prendere prima di utilizzare il tester
Il tester per prese viene normalmente utilizzato su un circuito alimentato. Questo significa che l’operazione interessa un impianto nel quale è presente tensione elettrica.
Per questo motivo bisogna rispettare attentamente le istruzioni del costruttore ed evitare qualsiasi intervento sui collegamenti interni della presa.
Prima dell’inserimento è opportuno controllare che il corpo del tester non presenti rotture, parti allentate, contatti deformati o altri danni visibili.
Anche la presa deve essere in buone condizioni apparenti.
Se si notano bruciature, plastica annerita, odore di surriscaldamento, scintille o una presa che si muove all’interno della parete, non bisogna procedere con la prova.
In presenza di queste anomalie è preferibile sospendere l’utilizzo della presa e farla controllare da un elettricista qualificato.
Il tester non deve essere utilizzato con mani bagnate, su superfici umide o in condizioni non ammesse dal produttore.
Occorre inoltre evitare di inserire utensili metallici nei fori della presa oppure di toccare i contatti elettrici.
Se il dispositivo presenta una funzione di test differenziale, bisogna considerare in anticipo che la prova potrebbe interrompere l’alimentazione di una parte dell’abitazione.
Come utilizzare il tester per prese elettriche passo dopo passo
La procedura ordinaria riguarda i tester che si inseriscono direttamente in una presa fissa e visualizzano lo stato del cablaggio attraverso spie luminose.
Prima di iniziare bisogna consultare il manuale del dispositivo, verificando che la presa e la rete elettrica siano compatibili.
La prima operazione consiste nell’osservare la presa dall’esterno. Non devono essere presenti parti danneggiate, segni di surriscaldamento o altre anomalie visibili.
Successivamente si inserisce il tester nella presa, utilizzando esclusivamente la spina prevista dal produttore e senza forzare il collegamento.
Nei modelli privi di un interruttore di accensione, lo strumento si attiva normalmente quando riceve alimentazione dalla presa.
Le spie si illuminano secondo la combinazione corrispondente alla condizione rilevata.
A questo punto bisogna confrontare esattamente i LED accesi con la legenda stampata sul dispositivo o riportata nel manuale.
Se compare un’indicazione di cablaggio corretto, il tester non ha rilevato le anomalie comprese nelle sue capacità diagnostiche.
Questo risultato non permette, però, di dichiarare la presa sicura o conforme alle norme.
Se viene visualizzato un errore, non bisogna modificare i collegamenti per tentare di correggerlo. È necessario far verificare la presa da personale competente.
La prova del differenziale, quando appropriata, deve essere considerata un’operazione successiva e distinta dal controllo preliminare del cablaggio.
Come leggere le spie del tester per prese elettriche
I tester più comuni utilizzano combinazioni di LED per indicare alcune condizioni dell’impianto.
La disposizione e il colore delle spie non sono necessariamente uguali su tutti gli strumenti.
Per questo motivo non è corretto interpretare il risultato dicendo semplicemente che due luci verdi indicano sempre una presa corretta.
Bisogna osservare il disegno riportato sulla legenda del proprio tester.
Le principali indicazioni che possono comparire comprendono:
- Correct o Socket OK: il tester non rileva le anomalie di cablaggio previste dal proprio sistema.
- No Earth o No PE: possibile assenza o anomalia del collegamento del conduttore di protezione.
- No Neutral o No N: possibile mancanza del neutro.
- Live/Neutral Reverse: il tester rileva una disposizione di fase e neutro diversa da quella attesa.
- Live/Earth Reverse: possibile anomalia che coinvolge il collegamento di fase e quello di protezione.
Il significato pratico deve essere valutato in relazione al tipo di presa, al sistema elettrico e alle caratteristiche dello strumento.
Per esempio, una spina Schuko può essere inserita in due orientamenti. Di conseguenza, su determinate configurazioni l’indicazione relativa alla posizione di fase e neutro richiede particolare attenzione e non deve essere interpretata automaticamente come un difetto dell’impianto.
Le altre segnalazioni, soprattutto quelle che riguardano il conduttore di protezione, non devono essere ignorate.
Un tester può inoltre non rilevare alcune anomalie complesse. Per questo motivo la legenda rappresenta un aiuto per interpretare il dispositivo, non una diagnosi completa dell’impianto.
Cosa significa quando il tester indica presa corretta
Quando il dispositivo mostra la combinazione corrispondente a Correct o Socket OK, significa che i controlli interni non hanno rilevato le anomalie comprese nelle sue funzioni.
Non significa che siano state verificate tutte le caratteristiche elettriche della presa.
Un tester semplice può non rilevare collegamenti allentati, resistenze di contatto anomale, deterioramento dell’isolamento e altri difetti potenzialmente pericolosi.
Può inoltre non essere in grado di misurare l’efficacia reale del collegamento di terra.
Questo limite viene evidenziato da Electrical Safety First nella guida professionale dedicata ai tester per prese, che precisa come anche gli strumenti più evoluti di questa categoria non possano, da soli, garantire la sicurezza complessiva di una presa elettrica.
Un risultato apparentemente positivo rappresenta quindi soltanto un controllo preliminare.
Per verificare la sicurezza dell’impianto sono necessarie prove più approfondite, effettuate con strumenti idonei e da personale qualificato.
È particolarmente importante ricordarlo quando si controlla una presa dopo aver effettuato lavori elettrici.
Il tester non deve essere utilizzato per considerare conclusa e verificata un’installazione che richiede accertamenti tecnici e documentazione specifica.
Cosa fare se il tester segnala la mancanza della terra
La segnalazione No Earth oppure No PE indica che lo strumento ha rilevato una condizione compatibile con un problema del conduttore di protezione.
Il collegamento di terra svolge una funzione importante nella protezione contro determinati guasti elettrici.
Se un apparecchio con parti metalliche accessibili presenta un difetto di isolamento, il sistema di protezione deve poter intervenire secondo le condizioni previste dall’impianto.
La mancanza del collegamento di protezione può quindi rappresentare una situazione rilevante per la sicurezza.
Quando il tester mostra questa indicazione, non è opportuno continuare a utilizzare normalmente la presa basandosi sul fatto che gli elettrodomestici si accendano comunque.
Bisogna evitare anche di cercare soluzioni improvvisate, come collegare il contatto di terra al neutro oppure creare collegamenti verso tubazioni metalliche.
Questi interventi possono essere pericolosi e non sostituiscono un impianto di protezione correttamente progettato.
La presa deve essere fatta controllare da un elettricista qualificato, che potrà verificare il collegamento del conduttore di protezione e le condizioni dell’impianto.
Non bisogna inoltre presumere che una presa apparentemente dotata di contatto di terra sia realmente collegata a un impianto di terra efficace.
Il tester può verificare se la messa a terra funziona davvero?
Un tester semplice può segnalare alcune condizioni compatibili con l’assenza del collegamento di terra, ma normalmente non misura in modo completo l’efficacia del sistema di protezione.
La presenza di una spia positiva non dimostra automaticamente che il valore della resistenza o dell’impedenza del circuito di guasto sia adeguato.
Per verificare questi parametri servono strumenti specifici e procedure appropriate al sistema di distribuzione elettrica.
Esistono tester professionali che dispongono di funzioni di misura aggiuntive, come la resistenza globale di terra o l’impedenza dell’anello di guasto.
Per esempio, UNIKS RAPID PRO integra funzioni di controllo della presa, prova dei differenziali e misure relative al circuito di terra.
Queste funzioni richiedono comunque competenze per interpretare correttamente i valori e confrontarli con le caratteristiche dell’impianto.
Un numero visualizzato sul display non può essere giudicato corretto senza conoscere il sistema di distribuzione e i dispositivi di protezione installati.
Per questo motivo la verifica dell’impianto di terra deve essere affidata a un professionista competente, soprattutto quando si sospettano problemi di sicurezza.
Come funziona il test differenziale del tester per prese
Il pulsante RCD presente su alcuni tester permette di verificare preliminarmente la risposta di un interruttore differenziale.
Per comprendere la prova bisogna conoscere il principio di funzionamento del dispositivo.
Un interruttore differenziale controlla lo squilibrio tra le correnti che attraversano i conduttori attivi del circuito protetto.
In condizioni ordinarie, le correnti seguono i percorsi previsti. Quando una parte della corrente si disperde attraverso un percorso diverso, può comparire una corrente differenziale.
Se questa raggiunge le condizioni di intervento del dispositivo, il differenziale apre il circuito.
Nei tester con pulsante RCD, lo strumento crea una corrente di prova secondo le proprie caratteristiche costruttive.
Per esempio, diversi modelli destinati alle prese domestiche simulano una dispersione di 30 mA attraverso il circuito di protezione.
Il tester JOIN 98-851 di Alpha Elettronica prevede una prova RCD da 30 mA da effettuare dopo aver verificato preliminarmente il cablaggio della presa.
Se la protezione è compatibile con la prova e il circuito presenta le condizioni necessarie, il differenziale dovrebbe intervenire.
Bisogna però ricordare che il semplice intervento non permette di conoscere tutti i parametri di funzionamento della protezione.
Come prepararsi prima di premere il pulsante RCD
La prova differenziale provoca intenzionalmente un’interruzione dell’alimentazione elettrica quando il dispositivo interviene.
Non deve quindi essere eseguita senza aver considerato le conseguenze dello spegnimento.
Prima di utilizzare il pulsante RCD bisogna sapere quali circuiti vengono protetti dall’interruttore differenziale interessato.
In un’abitazione, la prova potrebbe togliere corrente a più prese, alle luci oppure a una parte consistente dell’impianto.
È importante mettere in sicurezza eventuali apparecchi che potrebbero risentire dell’interruzione, come computer, sistemi elettronici e dispositivi con processi in corso.
Bisogna prestare particolare attenzione alle apparecchiature mediche o ad altri sistemi la cui alimentazione non può essere interrotta senza conseguenze.
Se non si conosce quali dispositivi siano collegati al differenziale, è preferibile non effettuare la prova fino a quando la situazione non sia stata chiarita.
È inoltre necessario verificare che il tester sia compatibile con la corrente differenziale nominale del dispositivo da controllare.
Un pulsante che genera una prova da 30 mA non può essere utilizzato come verifica completa di un differenziale con caratteristiche differenti.
Prima del test bisogna leggere le istruzioni sia del tester sia dell’interruttore differenziale.
Se l’impianto presenta già anomalie o il tester segnala problemi di cablaggio, non bisogna proseguire con la prova differenziale.
Come eseguire la prova del differenziale con il tester
La procedura ordinaria riguarda i tester progettati per eseguire una verifica preliminare RCD da una presa fissa compatibile.
Prima di tutto bisogna accertarsi che l’interruzione dell’alimentazione non provochi problemi agli apparecchi collegati.
Successivamente si inserisce il tester nella presa, seguendo le indicazioni del fabbricante.
Il primo controllo riguarda le spie del cablaggio. Nei modelli che prevedono la prova RCD soltanto quando il collegamento risulta regolare, non bisogna premere il pulsante se viene visualizzata un’anomalia.
Quando tutte le condizioni indicate dal produttore sono rispettate e il differenziale è compatibile con lo strumento, si può attivare la funzione RCD mediante il pulsante previsto.
La durata della pressione deve essere quella riportata nel manuale. Non bisogna mantenere premuto il pulsante arbitrariamente o ripetere la prova in modo continuo.
Se il differenziale interviene, l’alimentazione della presa viene interrotta e le spie del tester possono spegnersi.
L’intervento deve essere verificato osservando il dispositivo di protezione interessato, senza eseguire manovre sui collegamenti del quadro.
Terminata la prova, il ripristino dell’alimentazione deve avvenire soltanto dopo aver verificato che la situazione sia sicura e secondo le istruzioni del sistema.
Se il differenziale non interviene, non bisogna continuare a premere ripetutamente il pulsante RCD. Occorre interrompere il test e far controllare il circuito e la protezione da un elettricista.
Cosa significa se il differenziale scatta durante il test
Quando il differenziale interviene in seguito alla prova, significa che nelle condizioni create dal tester il dispositivo ha aperto il circuito.
È un’indicazione utile, ma non costituisce una verifica completa della sua efficienza.
Il tester semplice non permette necessariamente di misurare il tempo effettivo di intervento.
Inoltre, il differenziale può essere sensibile a differenti forme d’onda della corrente di guasto, in funzione della sua tipologia.
Esistono infatti dispositivi differenziali di tipo AC, A, F e B, con caratteristiche differenti.
Una prova elementare non è automaticamente sufficiente per verificarne tutti i requisiti.
È importante considerare anche eventuali dispersioni già presenti nell’impianto. Le correnti di dispersione prodotte dagli apparecchi collegati possono sommarsi alla corrente generata dal tester e influenzare l’esito.
Per questo motivo il semplice scatto non consente di stabilire con precisione la soglia reale alla quale è intervenuta la protezione.
Le verifiche tecniche richiedono strumenti capaci di applicare correnti di prova appropriate e misurare le grandezze necessarie.
Lo scatto durante il test rappresenta quindi un controllo preliminare positivo, ma non un certificato di corretto funzionamento dell’impianto.
Cosa fare se il salvavita non scatta quando si preme TEST
Se il tester viene utilizzato nelle condizioni previste e il differenziale non interviene, bisogna considerare la possibilità di un problema.
Non si può però concludere immediatamente che il salvavita sia guasto.
Il mancato intervento può dipendere dal collegamento della presa, dalle caratteristiche del differenziale, dalla compatibilità del tester oppure da un’anomalia dell’impianto.
Per esempio, se il tester richiede un percorso attraverso il conduttore di protezione e tale collegamento non è disponibile, la prova potrebbe non produrre il risultato atteso.
Un’altra possibilità riguarda l’utilizzo di uno strumento da 30 mA con una protezione che presenta caratteristiche differenti da quelle previste.
È importante anche considerare l’eventuale presenza di dispositivi elettronici o sistemi di protezione particolari.
La procedura corretta consiste nel sospendere la prova ed evitare di utilizzare il risultato come dimostrazione della sicurezza dell’impianto.
Non bisogna aprire il quadro elettrico o intervenire sui collegamenti del differenziale per cercare di correggere il problema.
È necessario rivolgersi a un elettricista qualificato, che potrà identificare il dispositivo interessato e verificare il circuito con strumentazione appropriata.
Fino alla verifica, è prudente evitare l’utilizzo della presa o del circuito sospetto, soprattutto quando non è possibile escludere un problema di protezione.
Differenza tra il pulsante T del salvavita e il test RCD della presa
Molti interruttori differenziali presenti nei quadri domestici hanno un pulsante contrassegnato dalla lettera T oppure dalla scritta TEST.
Questo comando serve ad attivare il circuito di prova previsto dal costruttore dell’interruttore differenziale.
La funzione consente di effettuare un controllo periodico della capacità del dispositivo di intervenire.
Schneider Electric, nella propria documentazione relativa al pulsante TEST dei differenziali Acti9, richiama la norma CEI EN 61009-1 e precisa che la frequenza della prova deve seguire le indicazioni applicabili e quelle del produttore.
Il pulsante presente sul quadro non effettua però una verifica completa della presa situata a valle.
Il tester inserito nella presa, invece, utilizza il circuito accessibile dalla presa per generare una prova secondo le proprie caratteristiche.
Questo significa che le due verifiche non sono identiche.
Il test del dispositivo differenziale attraverso il proprio pulsante non dimostra che tutti i collegamenti di terra delle prese siano corretti.
Allo stesso modo, il pulsante RCD di un tester non sostituisce le prove strumentali complete sul differenziale.
Entrambe le operazioni devono essere effettuate soltanto secondo le istruzioni dei rispettivi produttori e considerando le conseguenze dell’interruzione dell’alimentazione.
Ogni quanto bisogna verificare il differenziale
La frequenza di prova del dispositivo differenziale non deve essere stabilita arbitrariamente.
Occorre considerare le indicazioni del produttore, la tipologia del dispositivo e le regole applicabili all’impianto.
Schneider Electric, per determinati differenziali Acti9, indica frequenze di prova differenti in funzione dell’età del dispositivo e delle condizioni ambientali.
Un apparecchio installato in un ambiente caratterizzato da umidità, polvere o condizioni particolarmente severe può richiedere controlli differenti rispetto a uno installato in condizioni ordinarie.
Non è quindi corretto affermare che tutti i differenziali debbano essere provati con un tester da presa alla stessa frequenza.
Bisogna inoltre distinguere la prova funzionale periodica dal controllo tecnico dell’impianto.
Le verifiche strumentali possono comprendere misure e accertamenti che non vengono eseguiti mediante il semplice pulsante TEST.
In ambienti di lavoro e in altri contesti soggetti a disposizioni specifiche possono essere previsti obblighi di verifica differenti rispetto a quelli di una normale abitazione privata.
Quando non si conoscono le prescrizioni applicabili, è preferibile consultare il manuale del differenziale oppure chiedere indicazioni a un installatore qualificato.
Il tester può misurare il tempo di intervento del differenziale?
Dipende dal modello.
Un normale tester a tre spie e pulsante RCD può consentire soltanto di osservare se il differenziale interviene durante la prova prevista.
Non necessariamente visualizza il tempo effettivo impiegato dal dispositivo per aprire il circuito.
Per ottenere una misura numerica sono necessari strumenti che dispongano espressamente della funzione di misura del tempo di intervento.
Questi apparecchi possono permettere di selezionare diverse correnti di prova e modalità di misura, in funzione del differenziale da verificare.
In ambito professionale vengono utilizzate anche prove a differenti multipli della corrente differenziale nominale.
La scelta dei parametri dipende dal tipo di dispositivo, dalle prescrizioni applicabili e dalle caratteristiche dell’impianto.
Per esempio, gli strumenti professionali UNIKS RAPID PRO consentono di effettuare prove RCD con differenti impostazioni e di misurare il tempo di intervento.
La disponibilità della misura non elimina però la necessità di interpretare correttamente i risultati.
Un valore in millisecondi deve essere confrontato con i requisiti applicabili alla protezione effettivamente installata.
Non bisogna utilizzare limiti numerici generici senza conoscere la tipologia del differenziale e le condizioni di prova.
Come capire se il differenziale è da 30 mA
Prima di utilizzare la funzione di prova RCD bisogna verificare le caratteristiche del dispositivo che protegge il circuito.
Gli interruttori differenziali riportano normalmente indicazioni relative alla corrente nominale e alla corrente differenziale nominale di intervento.
Quest’ultima viene spesso identificata con il simbolo IΔn.
Un differenziale da 30 mA presenta generalmente l’indicazione IΔn 0,03 A oppure un valore equivalente.
Bisogna distinguerla dalla corrente nominale dell’interruttore, che può essere indicata, per esempio, mediante valori espressi in ampere.
I due dati hanno significati differenti.
La corrente nominale riguarda la capacità del dispositivo di funzionare nel circuito secondo le proprie caratteristiche, mentre la corrente differenziale nominale si riferisce alla protezione contro le dispersioni.
Non tutti gli interruttori presenti nel quadro sono necessariamente differenziali. Alcuni sono magnetotermici e svolgono funzioni differenti.
Se non si riesce a identificare correttamente il dispositivo, è preferibile chiedere indicazioni a un elettricista.
Non bisogna aprire il quadro o rimuovere coperture per leggere caratteristiche non accessibili dall’esterno.
Cosa fare se il tester non accende nessuna spia
Quando il tester viene inserito nella presa e nessuna spia si illumina, è possibile che non riceva l’alimentazione necessaria per funzionare.
Questo può dipendere da una presa non alimentata, da un interruttore aperto oppure da un’anomalia del circuito.
Non bisogna però interpretare automaticamente l’assenza delle spie come prova che la presa sia priva di tensione.
Lo strumento potrebbe non funzionare correttamente oppure potrebbe non essere in grado di rilevare determinate condizioni anomale.
La verifica dell’assenza di tensione, necessaria prima di eseguire lavori elettrici, richiede procedure e strumenti appropriati e deve essere effettuata da personale competente.
Un tester per prese non deve quindi essere utilizzato come sostituto di una verifica professionale prima di smontare una presa o intervenire sui conduttori.
Se nessun indicatore si accende e la causa non è immediatamente evidente, bisogna evitare di effettuare manovre sui collegamenti.
È opportuno far controllare la presa e il circuito da un elettricista.
Il tester segnala fase e neutro invertiti: è pericoloso?
Alcuni tester mostrano una segnalazione relativa all’inversione tra fase e neutro.
Il significato dipende però dal tipo di presa e dal modo in cui lo strumento è progettato.
Le prese polarizzate prevedono una posizione definita dei conduttori. In questi sistemi, l’inversione può rappresentare un’anomalia da verificare.
Nel caso delle prese Schuko, invece, la spina può essere inserita in due orientamenti differenti.
Questo significa che la posizione fisica della fase rispetto allo strumento può cambiare semplicemente invertendo l’orientamento della spina, senza che sia stato modificato il cablaggio dell’impianto.
È quindi importante non considerare automaticamente questa indicazione come prova di un difetto.
Alcuni tester professionali sono progettati per riconoscere e gestire entrambe le disposizioni.
Quando compare una segnalazione di inversione bisogna consultare il manuale e considerare il tipo di presa utilizzato.
Non è opportuno aprire la presa per invertire autonomamente i conduttori basandosi soltanto su una spia.
Se la situazione richiede un accertamento, è preferibile far verificare il collegamento da un elettricista qualificato.
Perché il tester può fornire un risultato apparentemente corretto anche con un guasto
Il tester semplice utilizza un circuito interno progettato per riconoscere un numero limitato di condizioni.
Se il guasto presente non rientra tra quelli che lo strumento è in grado di distinguere, il risultato può apparire normale.
Un esempio riguarda determinati collegamenti errati tra neutro e conduttore di protezione.
Alcuni tester economici non possono individuare queste condizioni e possono mostrare un’indicazione apparentemente corretta.
Lo stesso problema può presentarsi con collegamenti allentati, anomalie dell’isolamento o altre condizioni che richiedono misure differenti da quelle eseguite dal dispositivo.
Anche la presenza di un contatto di terra non dimostra che il circuito di protezione soddisfi i requisiti previsti.
Per verificare correttamente l’impianto possono essere necessarie misure di continuità, isolamento, impedenza e funzionamento dei dispositivi di protezione.
La norma CEI 64-8, Parte 6, relativa alle verifiche disciplina gli accertamenti iniziali e periodici degli impianti elettrici attraverso esami a vista e prove.
Un controllo con un tester da presa può quindi essere utile per individuare alcuni segnali di anomalia, ma non può sostituire l’insieme delle verifiche tecniche necessarie.
Come utilizzare il tester dopo la sostituzione di una presa
Dopo un intervento su una presa elettrica può essere utile effettuare un controllo del cablaggio, ma questa attività deve essere inserita in una corretta procedura di verifica dell’impianto.
La sostituzione di una presa non consiste soltanto nel collegamento dei conduttori ai morsetti.
È necessario verificare anche lo stato dei componenti, la continuità del conduttore di protezione e le altre condizioni elettriche applicabili.
Un tester a spina può individuare determinate anomalie, ma non permette di verificare tutti gli aspetti richiesti.
Per questo motivo non è corretto considerare concluso un lavoro elettrico soltanto perché il tester mostra la combinazione di spie corrispondente a Correct.
Le operazioni di installazione, modifica e verifica devono essere effettuate da personale competente e, nei casi previsti, da un’impresa abilitata.
Non bisogna utilizzare il tester per compensare l’assenza di una verifica tecnica appropriata.
Se il controllo segnala un problema, occorre interrompere l’utilizzo della presa e far verificare il collegamento prima della messa in servizio.
Si può utilizzare il tester su multiprese e prolunghe?
La possibilità dipende dalle caratteristiche dello strumento e dalle istruzioni del produttore.
Alcuni tester sono progettati per l’utilizzo esclusivo su prese fisse.
Una multipresa o una prolunga introduce ulteriori collegamenti che possono influire sull’interpretazione dei risultati.
Inoltre, quando si utilizza la funzione differenziale, il tester genera una corrente di prova secondo il proprio circuito interno.
Un collegamento non appropriato potrebbe compromettere la sicurezza o la validità della prova.
Per questo motivo è preferibile utilizzare il dispositivo direttamente sulle prese fisse compatibili, seguendo il manuale.
Se si deve verificare una prolunga o una multipresa, occorre utilizzare strumenti e procedure specificamente adatti.
Non bisogna considerare il risultato positivo su una multipresa come dimostrazione automatica della sicurezza di tutti i suoi contatti o del cavo di alimentazione.
La presenza di segni di surriscaldamento, contatti allentati o cavi danneggiati richiede comunque la sospensione dell’utilizzo.
Quali differenze ci sono tra tester per prese e multimetro
Il tester per prese e il multimetro sono strumenti differenti.
Il tester a spina è progettato principalmente per eseguire alcuni controlli rapidi attraverso una presa compatibile.
Il multimetro permette invece di misurare varie grandezze elettriche, come tensione e resistenza, a seconda del modello e delle funzioni disponibili.
Non significa però che un multimetro sia automaticamente più semplice o sicuro da utilizzare.
Le misure su impianti alimentati possono comportare rischi importanti e richiedono conoscenze tecniche, strumenti idonei e procedure corrette.
Un utilizzo improprio dei puntali può provocare cortocircuiti o contatti con parti in tensione.
Il tester per prese evita all’utilizzatore alcune operazioni manuali sui contatti, perché viene inserito direttamente nella presa secondo la sua configurazione.
Offre però informazioni limitate.
Per una diagnosi professionale non basta sostituire il tester con un multimetro generico. Occorrono strumenti e competenze appropriati alle verifiche da effettuare.
Non è consigliabile tentare misure sui conduttori interni della presa senza una formazione adeguata.
Quando serve uno strumento professionale per verificare il differenziale
Il pulsante RCD di un tester semplice può fornire un’indicazione preliminare sull’intervento della protezione.
Quando bisogna verificare la conformità e l’efficienza dell’impianto, però, possono essere necessarie misure più approfondite.
Un tecnico può utilizzare strumenti progettati per verificare differenti tipologie di interruttori differenziali, misurare i tempi di intervento e controllare altri parametri dell’impianto.
Tra i riferimenti tecnici utilizzati per la strumentazione professionale figura la norma IEC/EN 61557-6, relativa alle apparecchiature per la verifica dell’efficacia dei dispositivi differenziali negli impianti elettrici.
La disponibilità di queste funzioni deve essere verificata nelle specifiche dello strumento.
Un dispositivo che dispone soltanto di un pulsante da 30 mA non deve essere considerato equivalente a un analizzatore professionale capace di misurare corrente e tempo di intervento.
Le prove devono inoltre essere eseguite tenendo conto degli eventuali apparecchi collegati, dei dispositivi installati a monte e a valle e delle caratteristiche del sistema elettrico.
Il tecnico può quindi individuare condizioni che un semplice tester per prese non è in grado di riconoscere.
Come comportarsi se il differenziale scatta ma non si riesce a riarmarlo
Dopo una prova RCD, l’interruttore differenziale può dover essere ripristinato mediante il comando previsto dal produttore.
Prima del riarmo bisogna verificare che non esistano altre condizioni di pericolo e che la prova sia stata completata.
Se il dispositivo non rimane inserito, non bisogna forzare la leva oppure ripetere numerosi tentativi.
Il mancato riarmo può dipendere dalla presenza di una dispersione, da un guasto su un apparecchio collegato oppure da un problema dell’impianto o del dispositivo stesso.
Se si sospetta un guasto, è opportuno evitare l’utilizzo del circuito interessato.
Non bisogna escludere il differenziale, bloccarne meccanicamente la leva o modificare i collegamenti per ripristinare l’alimentazione.
È necessario rivolgersi a un elettricista qualificato.
In particolare, quando il problema interessa un quadro elettrico con più differenziali e circuiti, una diagnosi professionale permette di individuare quale zona dell’impianto richieda attenzione.
La protezione differenziale è un componente di sicurezza e non deve essere aggirata per evitare gli inconvenienti causati dagli scatti.
Gli errori più comuni nell’utilizzo del tester per prese
Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare una combinazione di spie positive come una certificazione della sicurezza dell’impianto.
Il tester semplice non può rilevare tutti i guasti, quindi il risultato deve essere interpretato come un controllo preliminare.
Un altro errore è premere il pulsante RCD senza aver verificato che il differenziale sia compatibile con la corrente di prova.
Bisogna inoltre evitare di effettuare il test senza aver considerato quali apparecchi potrebbero spegnersi.
Un’interruzione improvvisa può avere conseguenze su computer, apparecchiature mediche, sistemi di controllo o altri dispositivi che richiedono alimentazione continua.
Non è corretto utilizzare adattatori privi di terra oppure collegamenti improvvisati per inserire il tester in prese differenti.
Bisogna anche evitare di interpretare automaticamente la segnalazione di fase e neutro invertiti come un guasto, soprattutto quando si utilizzano prese e spine reversibili.
Un ulteriore errore consiste nell’utilizzare il tester per verificare l’assenza di tensione prima di aprire una presa.
Infine, non bisogna cercare di correggere anomalie elettriche spostando i conduttori senza competenze adeguate.
Quando compare un’indicazione anomala, l’intervento corretto è richiedere una verifica professionale.
Come conservare e controllare il tester
Per mantenere lo strumento in buone condizioni bisogna conservarlo secondo le indicazioni del produttore.
È opportuno evitare urti, esposizione all’umidità e temperature non comprese nell’intervallo previsto.
Prima di ogni utilizzo conviene controllare l’integrità dell’involucro, dei contatti e degli eventuali pulsanti.
Se il tester è caduto, presenta crepe o mostra un comportamento anomalo, non bisogna continuare a utilizzarlo senza averne verificato l’idoneità.
È importante non aprire il dispositivo per modificarne i circuiti interni.
La pulizia deve essere effettuata soltanto secondo le istruzioni del produttore, con lo strumento scollegato dalla presa.
Nei modelli professionali può essere prevista una procedura di controllo o taratura periodica, in funzione delle caratteristiche e dell’impiego.
Un dispositivo non affidabile può fornire indicazioni errate e portare a conclusioni pericolose.
Per questo motivo è preferibile scegliere prodotti dotati di documentazione chiara e conservarne il manuale per poter interpretare correttamente le segnalazioni anche dopo molto tempo.
Quando è necessario rivolgersi a un elettricista
Il tester per prese può essere utile per un controllo preliminare, ma esistono situazioni nelle quali è necessario richiedere una verifica professionale.
Se il dispositivo segnala un problema relativo al conduttore di protezione, al neutro o ad altri collegamenti, non bisogna tentare una riparazione autonoma.
Lo stesso vale quando il differenziale non interviene durante una prova eseguita nelle condizioni previste.
È inoltre opportuno rivolgersi a un elettricista quando la presa presenta segni di surriscaldamento, rumori anomali, odore di bruciato o contatti allentati.
Un controllo tecnico è particolarmente importante dopo modifiche dell’impianto, in presenza di scatti frequenti del differenziale oppure quando si sospettano problemi alla messa a terra.
Il professionista può eseguire gli accertamenti previsti dalle norme applicabili e individuare gli interventi necessari.
Non bisogna considerare il tester domestico un’alternativa alla verifica dell’impianto richiesta dalle disposizioni tecniche e legislative.
Quando la sicurezza elettrica è incerta, è preferibile sospendere l’utilizzo del circuito interessato fino al controllo.
Come utilizzare correttamente il tester senza interpretare male i risultati
Per utilizzare un tester per prese elettriche con verifica differenziale bisogna partire dalla compatibilità dello strumento con la presa e con l’impianto. Dopo aver controllato che non siano presenti danni visibili, si inserisce il dispositivo e si confrontano le spie con la legenda del produttore.
Se il tester segnala un’anomalia, non bisogna tentare di modificare i collegamenti. La prova RCD deve essere eseguita soltanto quando il cablaggio preliminare non presenta errori rilevati, lo strumento è compatibile con la protezione e l’interruzione dell’alimentazione può avvenire in sicurezza.
Il punto centrale è distinguere un controllo rapido da una verifica tecnica completa. Un tester può aiutare a riconoscere alcuni problemi e a provocare una prova preliminare del differenziale, ma non misura necessariamente l’efficacia della terra né certifica la sicurezza dell’impianto.
Il passo più utile è quindi leggere il manuale dello strumento, identificare le caratteristiche del differenziale presente nel quadro e utilizzare il tester esclusivamente nelle condizioni previste. Se compare un’indicazione anomala oppure il differenziale non interviene come atteso, bisogna interrompere la prova e richiedere un controllo a un elettricista qualificato.