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Come Fare una Segnalazione al Responsabile Safeguarding

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Un atleta che subisce umiliazioni ripetute durante gli allenamenti, un genitore che nota comportamenti inappropriati da parte di un istruttore oppure un collaboratore che viene a conoscenza di possibili molestie all’interno di una società sportiva possono trovarsi nella stessa situazione: sapere che qualcosa non va, ma non conoscere il modo corretto per segnalarlo. A chi bisogna rivolgersi? È necessario avere delle prove? Si può chiedere che la propria identità rimanga riservata?

Le associazioni e le società sportive devono adottare misure per prevenire e contrastare abusi, violenze e discriminazioni. In questo sistema assume un ruolo importante il Responsabile Safeguarding, una figura incaricata di vigilare sull’applicazione delle misure di tutela e di ricevere le segnalazioni relative a possibili comportamenti lesivi. La segnalazione può riguardare episodi di violenza fisica o psicologica, molestie, discriminazioni, bullismo e altre condotte contrarie alle regole di protezione degli atleti. Per fare una segnalazione al Responsabile Safeguarding non è necessario conoscere il linguaggio giuridico o dimostrare autonomamente che sia stato commesso un illecito. È però importante descrivere i fatti in maniera chiara, utilizzare il canale corretto e proteggere la riservatezza delle persone coinvolte, soprattutto quando si tratta di minorenni. Vediamo come individuare il responsabile, quali informazioni inserire nella comunicazione, come utilizzare un modulo di segnalazione e cosa fare quando il problema richiede un intervento urgente.

Indice

  • 1. Chi è il Responsabile Safeguarding e di cosa si occupa
  • 2. Quali norme prevedono la tutela Safeguarding nello sport
  • 3. Quali comportamenti possono essere segnalati
  • 4. Chi può presentare una segnalazione al Safeguarding
  • 5. Come trovare il Responsabile Safeguarding della società sportiva
  • 6. Come inviare una segnalazione al Responsabile Safeguarding
  • 7. Quali informazioni inserire nella segnalazione
  • 8. Come descrivere i fatti senza formulare accuse non dimostrate
  • 9. Fac simile di segnalazione al Responsabile Safeguarding
  • 10. Si può fare una segnalazione Safeguarding anonima?
  • 11. Come funziona la riservatezza delle segnalazioni
  • 12. Come segnalare un comportamento che riguarda un minorenne
  • 13. Cosa fare quando un minore è in pericolo immediato
  • 14. Come conservare messaggi, fotografie e altri elementi utili
  • 15. È necessario avere prove prima di segnalare?
  • 16. Cosa succede dopo l’invio della segnalazione Safeguarding
  • 17. Entro quanto tempo deve rispondere il Responsabile Safeguarding?
  • 18. Come comportarsi se il Responsabile Safeguarding non interviene
  • 19. Cosa fare se la segnalazione riguarda proprio il Responsabile Safeguarding
  • 20. Il segnalante può subire ritorsioni?
  • 21. Come distinguere una segnalazione Safeguarding da una denuncia
  • 22. Come segnalare episodi avvenuti durante trasferte e attività fuori sede
  • 23. Come segnalare molestie o bullismo attraverso i social network
  • 24. Come aiutare una persona che non vuole presentare personalmente la segnalazione
  • 25. Gli errori da evitare quando si presenta una segnalazione Safeguarding
  • 26. Come capire quale passo compiere dopo la segnalazione
  • 27. Conclusioni

Chi è il Responsabile Safeguarding e di cosa si occupa

Il Responsabile Safeguarding, chiamato anche Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni, è una figura prevista nell’ambito delle politiche di tutela adottate dagli organismi sportivi.

Il suo compito è contribuire alla creazione e al mantenimento di un ambiente sportivo nel quale atleti, tecnici, dirigenti e altre persone coinvolte possano svolgere le proprie attività nel rispetto della dignità e dell’integrità fisica e psicologica.

Il Responsabile Safeguarding non si occupa soltanto dei minorenni. Le misure di protezione riguardano anche gli atleti adulti, con particolare attenzione alle persone che possono trovarsi in condizioni di vulnerabilità.

Tra le attività attribuite a questa figura rientrano la vigilanza sull’applicazione del modello organizzativo di tutela, la verifica del rispetto del codice di condotta e la ricezione delle segnalazioni relative a possibili comportamenti lesivi.

Il responsabile può inoltre contribuire all’individuazione di situazioni di rischio e all’attivazione delle procedure previste dall’organizzazione sportiva.

È importante comprenderne i limiti. Il Responsabile Safeguarding non sostituisce la Polizia, l’autorità giudiziaria, i servizi sanitari o gli altri soggetti pubblici competenti.

Non è nemmeno corretto presumere che possa decidere autonomamente qualsiasi sanzione disciplinare. I suoi poteri devono essere verificati nel modello organizzativo della società e nei regolamenti dell’organismo sportivo di affiliazione.

Quali norme prevedono la tutela Safeguarding nello sport

Le politiche di Safeguarding nello sport italiano si inseriscono nel quadro normativo introdotto dalla riforma dello sport.

Tra i principali riferimenti figurano l’articolo 16 del decreto legislativo 39/2021 e l’articolo 33 del decreto legislativo 36/2021, insieme alle disposizioni adottate dagli organismi sportivi competenti.

Il sistema prevede l’adozione di modelli organizzativi e di controllo dell’attività sportiva e di codici di condotta finalizzati alla prevenzione di abusi, molestie, violenze e discriminazioni.

Le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva adottano linee guida e regolamenti che le rispettive affiliate devono considerare nell’organizzazione delle misure di tutela.

Per esempio, la Federazione Italiana Giuoco Calcio mette a disposizione regolamenti, linee guida e documenti operativi per la gestione delle segnalazioni nell’ambito delle attività calcistiche.

Anche la Federazione Italiana Pallavolo ha predisposto una sezione dedicata alle politiche Safeguarding, con informazioni sulle procedure e sui canali di segnalazione.

Le regole operative possono quindi presentare differenze tra una federazione e l’altra. Per effettuare correttamente una segnalazione bisogna consultare il modello organizzativo e il codice di condotta adottati dall’associazione o dalla società sportiva interessata.

Quali comportamenti possono essere segnalati

Il Responsabile Safeguarding può ricevere segnalazioni relative a condotte che compromettono o possono compromettere la sicurezza, la dignità e il benessere delle persone durante le attività sportive o in situazioni a esse connesse.

Tra le situazioni rilevanti rientrano le aggressioni fisiche, le minacce, le molestie sessuali, le umiliazioni ripetute, il bullismo, il cyberbullismo e le discriminazioni.

Può essere segnalato, per esempio, un allenatore che insulta sistematicamente un atleta davanti alla squadra, utilizzando espressioni offensive e degradanti come forma di pressione.

Un’altra situazione può riguardare un dirigente o un istruttore che invia a un minorenne messaggi personali inappropriati, non collegati all’attività sportiva.

Le segnalazioni possono inoltre riguardare contatti fisici non appropriati, richieste di mantenere segrete determinate interazioni, comportamenti intimidatori oppure trattamenti discriminatori legati a caratteristiche personali.

Anche l’incuria può assumere rilievo, quando riguarda situazioni nelle quali viene trascurata in modo significativo la protezione o il benessere degli atleti.

Non ogni discussione durante un allenamento costituisce automaticamente un abuso. Un richiamo tecnico, una decisione sulla formazione o un contrasto occasionale devono essere valutati nel loro contesto.

La presenza di un dubbio ragionevole, tuttavia, può essere sufficiente per chiedere una valutazione attraverso il canale Safeguarding. Non spetta alla persona che segnala stabilire definitivamente la responsabilità di chi viene indicato.

Chi può presentare una segnalazione al Safeguarding

La possibilità di segnalare non riguarda esclusivamente la persona che ritiene di aver subito un comportamento lesivo.

Può effettuare una segnalazione anche chi ha assistito direttamente a un episodio oppure è venuto a conoscenza di fatti che meritano attenzione.

Tra i soggetti che possono trovarsi in questa situazione vi sono atleti, genitori, istruttori, allenatori, dirigenti, volontari e altri collaboratori dell’organizzazione sportiva.

Le regole della federazione o dell’ente di affiliazione possono prevedere anche la possibilità di ricevere segnalazioni da persone esterne.

La FIGC, per esempio, consente la presentazione di segnalazioni da parte di chi sia stato vittima oppure sia a conoscenza di comportamenti rilevanti nell’ambito dell’attività federale.

È importante distinguere ciò che si è osservato personalmente da ciò che è stato riferito da altri.

Un genitore che ha ascoltato il racconto del figlio può segnalarlo, precisando però di non avere assistito direttamente all’episodio.

Allo stesso modo, un compagno di squadra può comunicare un comportamento che ha visto, senza dover necessariamente intervenire prima per raccogliere dichiarazioni dagli altri atleti.

La segnalazione serve ad attivare una valutazione appropriata, non a sostituire un’indagine condotta da soggetti competenti.

Come trovare il Responsabile Safeguarding della società sportiva

Prima di inviare una comunicazione bisogna individuare il referente corretto.

Le associazioni e società sportive interessate dalla disciplina devono rendere conoscibili i riferimenti del Responsabile Safeguarding secondo le disposizioni e le linee guida applicabili.

Il nominativo e i contatti possono essere pubblicati sul sito dell’associazione, nelle sezioni dedicate alla tutela degli atleti, oppure esposti presso la sede e gli impianti sportivi.

In alcuni casi sono disponibili un indirizzo email dedicato, un modulo online oppure una piattaforma riservata per le segnalazioni.

Se queste informazioni non sono facilmente reperibili, è possibile consultare il codice di condotta o il modello organizzativo pubblicato dalla società.

Quando il documento non è disponibile, si può chiedere alla segreteria sportiva come accedere alla procedura di segnalazione, senza dover raccontare i dettagli del caso a persone non incaricate di riceverli.

Bisogna distinguere il Responsabile Safeguarding nominato dalla singola società dal referente o organismo Safeguarding della federazione o dell’ente sportivo di affiliazione.

Queste figure operano su livelli differenti e possono avere competenze diverse.

Quando il referente locale non è individuabile oppure esistono ragioni per non rivolgersi a lui, può essere opportuno utilizzare il canale previsto dall’organismo sportivo di affiliazione.

Come inviare una segnalazione al Responsabile Safeguarding

Le modalità di presentazione dipendono dalla procedura adottata dall’associazione sportiva.

Alcune organizzazioni prevedono una piattaforma digitale riservata. Altre utilizzano un indirizzo email dedicato oppure consentono un colloquio diretto con il responsabile.

Quando è disponibile un modulo ufficiale, conviene utilizzare quello predisposto dall’organizzazione. Il documento può aiutare a raccogliere le informazioni necessarie in maniera ordinata.

Prima di inviare la segnalazione è opportuno leggere le istruzioni relative alla riservatezza e al trattamento dei dati personali.

Se viene utilizzato un indirizzo email, bisogna verificare che appartenga effettivamente al canale Safeguarding e non a una casella generale accessibile a numerosi collaboratori.

Quando si richiede un incontro personale, è preferibile concordarlo attraverso le modalità previste, evitando di affrontare il problema davanti ad altri atleti o persone non coinvolte nella gestione della segnalazione.

Una volta individuato il canale, bisogna descrivere i fatti e trasmettere soltanto i documenti pertinenti.

Non è necessario inviare la stessa segnalazione contemporaneamente a numerosi dirigenti della società. Una diffusione non controllata può compromettere la riservatezza delle persone coinvolte.

Se il canale previsto non risulta sicuro o accessibile, conviene rivolgersi direttamente all’organismo sportivo competente o, quando necessario, alle autorità pubbliche.

Quali informazioni inserire nella segnalazione

Una segnalazione efficace deve permettere al destinatario di comprendere cosa è accaduto, quando si è verificato il fatto e quali persone possono essere coinvolte.

Non è necessario utilizzare termini giuridici. È più importante scrivere una ricostruzione comprensibile e fedele.

Quando le informazioni sono disponibili, il documento dovrebbe contenere:

  • Il nome dell’associazione o della società sportiva interessata.
  • La data o il periodo nel quale si sono verificati i fatti.
  • Il luogo dell’episodio, come palestra, campo sportivo, spogliatoio o trasferta.
  • Una descrizione concreta dei comportamenti segnalati.
  • L’indicazione delle persone coinvolte, se conosciute.
  • La distinzione tra fatti osservati direttamente e informazioni riferite da altri.
  • L’eventuale presenza di testimoni o documentazione pertinente.
  • Le circostanze che fanno temere ulteriori episodi o situazioni di rischio.

Non tutte queste informazioni devono essere necessariamente disponibili. Una persona potrebbe non conoscere il nome completo del soggetto interessato oppure ricordare soltanto il periodo approssimativo dell’episodio.

In questi casi è preferibile indicare l’incertezza anziché inserire dati inventati.

La segnalazione può essere integrata successivamente, quando il canale utilizzato lo consente.

È inoltre opportuno precisare se la situazione è già stata comunicata alla società sportiva, alla federazione oppure alle autorità competenti.

Come descrivere i fatti senza formulare accuse non dimostrate

La parte centrale della segnalazione dovrebbe contenere una ricostruzione dei comportamenti osservati o riferiti.

Una descrizione come “L’allenatore tratta male tutti” può esprimere un disagio reale, ma non consente di comprendere quali episodi debbano essere verificati.

È più utile specificare che, durante un determinato allenamento, l’allenatore avrebbe pronunciato alcune frasi offensive, indicando quando è accaduto e chi era presente.

Quando si ricordano le parole esatte, è possibile riportarle fedelmente, evitando di aggiungere espressioni che non sono state realmente pronunciate.

Se invece il fatto è stato raccontato da un’altra persona, bisogna indicarlo chiaramente.

Per esempio, un genitore può scrivere che il figlio gli ha riferito di essere stato umiliato davanti ai compagni e riportare il racconto ricevuto, senza trasformarlo in una testimonianza diretta.

È importante separare le informazioni verificabili dalle opinioni personali.

Si può certamente spiegare perché il comportamento abbia provocato preoccupazione, ma è preferibile non attribuire intenzioni o responsabilità definitive.

Una comunicazione equilibrata non minimizza il problema. Permette piuttosto al destinatario di esaminare i fatti senza dover distinguere continuamente tra osservazioni, supposizioni e conclusioni personali.

Fac simile di segnalazione al Responsabile Safeguarding

Quando la società non mette a disposizione un modello specifico, è possibile predisporre una comunicazione scritta utilizzando uno schema come il seguente.

Oggetto: Segnalazione riservata al Responsabile Safeguarding

Al Responsabile Safeguarding dell’Associazione/Società Sportiva [Denominazione]

Il/La sottoscritto/a [Nome e Cognome, se si intende identificarsi], in qualità di [Atleta/Genitore/Tecnico/Collaboratore/Altro], intende portare alla Sua attenzione alcuni fatti verificatisi nell’ambito delle attività sportive organizzate dalla società.

In particolare, segnalo quanto segue.

Data o periodo dei fatti: [Indicare quando si è verificato l’episodio o il periodo di riferimento].

Luogo: [Indicare l’impianto sportivo, la trasferta, lo spogliatoio o altro contesto pertinente].

Descrizione dei fatti: [Riportare in modo chiaro e cronologico quanto accaduto, distinguendo gli episodi osservati direttamente dalle informazioni riferite da altre persone].

Persone coinvolte: [Indicare le informazioni conosciute e pertinenti, evitando dati non necessari].

Eventuali ulteriori elementi: [Indicare testimoni, comunicazioni o documenti disponibili, se pertinenti e lecitamente acquisiti].

Segnalo inoltre le seguenti circostanze che ritengo rilevanti per la tutela delle persone coinvolte: [Descrizione di eventuali rischi attuali o ulteriori informazioni utili].

Chiedo che la presente comunicazione venga esaminata secondo le procedure di Safeguarding adottate dall’organizzazione, garantendo la riservatezza dei dati e delle persone coinvolte nei limiti previsti dalla normativa.

Chiedo inoltre di conoscere, nei limiti consentiti dalla procedura, le modalità con cui potrò eventualmente fornire ulteriori informazioni e ricevere un riscontro sulla gestione della segnalazione.

Ringrazio per l’attenzione.

[Luogo e data]

[Nome e Cognome, quando applicabile]

[Recapito riservato, se si desidera essere ricontattati]

Il fac simile deve essere adattato alle istruzioni della società sportiva. Se è disponibile una piattaforma riservata, è preferibile utilizzare il canale ufficiale, senza trasferire inutilmente informazioni sensibili attraverso strumenti non previsti.

Si può fare una segnalazione Safeguarding anonima?

La possibilità di presentare segnalazioni anonime dipende dal sistema adottato dall’organismo sportivo competente.

Alcune federazioni e associazioni prevedono espressamente canali che consentono di inviare una comunicazione senza dichiarare la propria identità.

La FIGC, attraverso la propria piattaforma Safeguarding, consente anche le segnalazioni anonime, precisando che devono essere sufficientemente dettagliate per permettere le verifiche.

Se una segnalazione anonima contiene soltanto affermazioni generiche, potrebbe non essere possibile individuare gli episodi e approfondire la situazione.

Bisogna inoltre distinguere anonimato e riservatezza.

Una segnalazione anonima viene presentata senza rendere nota l’identità del segnalante. Una segnalazione riservata, invece, può contenere i dati personali della persona che segnala, ma questi devono essere trattati secondo le misure di protezione previste.

Non bisogna presumere che ogni procedura garantisca sempre l’anonimato assoluto. In determinate situazioni possono intervenire obblighi di legge, attività delle autorità competenti o circostanze che rendono possibile riconoscere indirettamente la persona coinvolta.

Prima dell’invio conviene quindi leggere l’informativa sul trattamento dei dati e le condizioni specifiche del canale utilizzato.

Come funziona la riservatezza delle segnalazioni

Le comunicazioni Safeguarding possono contenere informazioni particolarmente delicate, comprese notizie sulla salute, sulla vita privata e su possibili comportamenti violenti o discriminatori.

Per questo motivo devono essere gestite con misure appropriate di riservatezza e sicurezza.

Il trattamento dei dati personali è soggetto al Regolamento europeo 2016/679, conosciuto come GDPR, e alle altre disposizioni applicabili.

Il sistema di segnalazione dovrebbe limitare l’accesso alle informazioni alle persone autorizzate a trattarle per le finalità previste.

La diffusione dei contenuti a soggetti non coinvolti nella gestione del caso deve essere evitata.

La riservatezza non implica, però, che le informazioni rimangano necessariamente conosciute da una sola persona in ogni circostanza.

Quando una segnalazione richiede l’intervento di organismi sportivi competenti oppure delle autorità pubbliche, può essere necessario comunicare le informazioni pertinenti secondo le regole applicabili.

La tutela riguarda anche la persona indicata nella segnalazione e gli eventuali testimoni.

Prima di trasmettere documenti personali è quindi opportuno verificare che siano realmente necessari e utilizzare esclusivamente il canale appropriato.

Come segnalare un comportamento che riguarda un minorenne

Quando la situazione coinvolge un bambino o un adolescente, occorre prestare particolare attenzione alla sua protezione e al modo in cui vengono raccolte le informazioni.

Un minorenne può raccontare spontaneamente un episodio di disagio, umiliazione o comportamento inappropriato. La persona che riceve il racconto dovrebbe ascoltarlo con attenzione, senza minimizzare e senza trasformare la conversazione in un interrogatorio.

È preferibile evitare domande suggestive, ripetute o formulate per ottenere una risposta specifica.

Se il minore racconta un fatto, può essere utile annotare appena possibile le parole utilizzate, distinguendole dalle proprie osservazioni e interpretazioni.

Non bisogna chiedere al bambino di ripetere più volte il racconto davanti a persone diverse soltanto per raccogliere conferme.

È inoltre importante non promettere una segretezza assoluta. Se emerge una situazione di pericolo, può essere necessario coinvolgere persone o autorità in grado di garantire protezione.

Quando si decide di informare un genitore o un altro adulto di riferimento, occorre valutare che tale comunicazione non esponga il minorenne a ulteriori rischi.

Se vi è il sospetto di maltrattamenti o di condotte penalmente rilevanti, è opportuno rivolgersi tempestivamente ai servizi e alle autorità competenti, senza tentare di svolgere autonomamente un’indagine.

La segnalazione Safeguarding può essere uno degli strumenti di tutela, ma non deve ritardare un intervento necessario per proteggere il minore.

Cosa fare quando un minore è in pericolo immediato

Una situazione di emergenza deve essere affrontata attraverso i servizi pubblici competenti, senza attendere i tempi della procedura interna della società sportiva.

Se esiste un pericolo immediato per l’incolumità di una persona, è necessario contattare il numero unico di emergenza 112, dove operativo, oppure i servizi di emergenza competenti.

Per le situazioni di pericolo che coinvolgono bambini e adolescenti è disponibile anche il 114 Emergenza Infanzia, servizio gratuito attivo in Italia.

Il Dipartimento per le politiche della famiglia precisa che il servizio 114 è accessibile gratuitamente tutti i giorni, a qualsiasi ora, e può essere utilizzato per segnalare situazioni di abuso, maltrattamento e altri pericoli riguardanti minorenni.

Gli operatori possono fornire assistenza e favorire il coinvolgimento delle strutture territoriali competenti.

Per situazioni di violenza di genere o stalking è disponibile anche il numero nazionale 1522, secondo le finalità del servizio.

Il Responsabile Safeguarding può essere informato attraverso il canale previsto dall’organizzazione, ma la segnalazione interna non sostituisce una richiesta di soccorso né un’eventuale denuncia alle autorità.

Quando il pericolo è attuale, la priorità consiste nella protezione della persona coinvolta.

Come conservare messaggi, fotografie e altri elementi utili

Se si dispone già di informazioni pertinenti, può essere utile conservarle senza modificarle.

Per esempio, messaggi ricevuti attraverso un’applicazione di comunicazione possono aiutare a ricostruire il contenuto e il momento di determinate interazioni.

Bisogna però evitare di acquisire documenti attraverso accessi non autorizzati ad account, telefoni o archivi altrui.

La raccolta delle informazioni deve rispettare la legge e la riservatezza delle persone coinvolte.

Non è opportuno condividere nei gruppi sportivi screenshot contenenti dati personali o accuse rivolte a una persona.

Se il materiale riguarda contenuti sessualmente espliciti che coinvolgono minorenni, non bisogna copiarlo, scaricarlo, inoltrarlo o diffonderlo per costruire un fascicolo personale.

In situazioni di questo tipo è necessario rivolgersi alle autorità competenti e seguire le indicazioni ricevute per la gestione delle informazioni.

Per la documentazione ordinaria, invece, è utile mantenere una distinzione tra gli elementi originali e gli eventuali appunti personali.

Quando si utilizza una piattaforma di segnalazione che consente di allegare documenti, bisogna verificare quali formati e contenuti siano ammessi.

La presenza di fotografie o messaggi non è comunque una condizione indispensabile per presentare una segnalazione.

È necessario avere prove prima di segnalare?

Una persona può esitare a contattare il Responsabile Safeguarding perché teme di non disporre di prove sufficienti.

La segnalazione, però, non coincide con l’accertamento definitivo di una responsabilità.

Il suo scopo è portare all’attenzione del soggetto competente una situazione che potrebbe richiedere verifiche e misure di protezione.

Chi segnala dovrebbe riferire in buona fede i fatti conosciuti, evitando di inventare dettagli o presentare supposizioni come certezze.

Non è necessario individuare autonomamente la norma violata, qualificare giuridicamente il comportamento oppure dimostrare che sia stato commesso un reato.

È invece utile fornire tutti gli elementi conosciuti che possono aiutare a comprendere la situazione.

Se si teme di avere interpretato male un episodio, è possibile esprimere questo dubbio direttamente nella comunicazione.

Per esempio, si può spiegare di aver osservato un comportamento che ha provocato preoccupazione, precisando di non conoscere eventuali circostanze ulteriori.

La valutazione successiva deve essere effettuata dai soggetti competenti, secondo le procedure applicabili.

Cosa succede dopo l’invio della segnalazione Safeguarding

Dopo la ricezione, la segnalazione dovrebbe essere gestita secondo il sistema adottato dall’organizzazione sportiva.

Le modalità possono comprendere una valutazione preliminare della pertinenza, l’eventuale richiesta di ulteriori informazioni e l’attivazione delle misure previste dal modello organizzativo.

Il Responsabile Safeguarding può dover coinvolgere l’organismo di tutela della federazione o dell’ente di affiliazione, secondo i regolamenti applicabili.

In determinate situazioni possono risultare necessarie misure per impedire la ripetizione di comportamenti potenzialmente lesivi durante gli accertamenti.

Non tutte le segnalazioni comportano automaticamente l’apertura di un procedimento disciplinare.

È possibile che alcune comunicazioni richiedano chiarimenti, mentre altre necessitino di un approfondimento più articolato.

La gestione deve considerare i diritti delle persone coinvolte e la necessità di evitare esposizioni o trattamenti pregiudizievoli.

Quando emergono fatti che possono richiedere l’intervento delle autorità pubbliche, la procedura sportiva non deve essere considerata sostitutiva degli strumenti previsti dalla legge.

Il segnalante potrebbe ricevere informazioni sullo stato della pratica, ma non necessariamente tutti i dettagli delle verifiche o degli eventuali provvedimenti, soprattutto quando sono coinvolti dati personali riservati.

Entro quanto tempo deve rispondere il Responsabile Safeguarding?

Non è corretto indicare un termine unico valido per ogni associazione sportiva e per qualsiasi segnalazione.

Le modalità di ricezione, valutazione e riscontro dipendono dalle disposizioni dell’organismo sportivo e dalla procedura interna adottata dalla società.

Alcuni sistemi prevedono una conferma di ricezione oppure uno strumento per verificare lo stato della comunicazione.

La piattaforma Safeguarding FIGC, per esempio, genera un codice personale che consente di accedere successivamente alla segnalazione e di comunicare con i soggetti incaricati della gestione.

In altri casi il riscontro può avvenire attraverso il canale indicato dalla persona che ha presentato la comunicazione.

Bisogna distinguere la conferma di ricezione dall’esito finale delle verifiche.

Una situazione complessa potrebbe richiedere approfondimenti e tempi differenti rispetto a un episodio circoscritto.

Se non viene fornito alcun riscontro e il rischio persiste, è opportuno verificare le modalità di sollecito previste dal modello organizzativo e valutare il ricorso ai canali dell’organismo sportivo superiore.

In presenza di pericolo attuale, invece, non bisogna attendere alcuna scadenza interna prima di rivolgersi ai servizi competenti.

Come comportarsi se il Responsabile Safeguarding non interviene

Può accadere che una segnalazione rimanga senza risposta oppure che la persona interessata ritenga insufficienti le misure adottate.

Il primo passo consiste nel verificare se il canale utilizzato fosse quello corretto e se la comunicazione sia stata effettivamente ricevuta.

Quando il sistema lo consente, può essere utile inviare un’integrazione o un sollecito, richiamando il riferimento della segnalazione precedente.

Se il problema persiste, bisogna considerare le procedure previste dalla federazione o dall’ente di promozione sportiva cui l’associazione è affiliata.

Per esempio, AiCS mette a disposizione informazioni sul proprio Ufficio Safeguarding nazionale e indica la possibilità di rivolgersi direttamente al livello nazionale quando la persona non si sente tutelata nell’ambito dell’associazione.

Altri organismi sportivi possono prevedere canali e strutture differenti.

Non è opportuno presumere che ogni federazione utilizzi la stessa procedura o che il responsabile locale sia l’unico soggetto al quale ci si possa rivolgere.

Quando il problema riguarda possibili reati o situazioni che richiedono misure urgenti, è possibile e, nei casi previsti dalla legge, necessario coinvolgere direttamente le autorità competenti.

Cosa fare se la segnalazione riguarda proprio il Responsabile Safeguarding

Una situazione particolarmente delicata si presenta quando la persona che dovrebbe ricevere la segnalazione è direttamente coinvolta nei fatti oppure si trova in un possibile conflitto di interessi.

Per esempio, il Responsabile Safeguarding potrebbe essere legato alla persona segnalata da rapporti personali o organizzativi tali da sollevare dubbi sulla sua indipendenza.

In una circostanza del genere non è opportuno affidarsi automaticamente allo stesso canale senza verificare le alternative previste.

Il modello organizzativo dovrebbe essere esaminato per individuare eventuali procedure sostitutive o canali che consentano di rivolgersi a un soggetto indipendente.

È possibile valutare una comunicazione direttamente all’organismo Safeguarding della federazione o dell’ente sportivo di affiliazione.

La tutela deve essere organizzata in modo da limitare i conflitti di interessi e garantire che le segnalazioni possano essere esaminate con adeguata imparzialità.

Se il caso presenta profili di gravità tali da richiedere un intervento pubblico, non è necessario attendere una soluzione interna alla società prima di rivolgersi alle autorità.

Il segnalante può subire ritorsioni?

Una delle principali preoccupazioni riguarda le possibili conseguenze della segnalazione.

Un atleta potrebbe temere di non essere più convocato, un collaboratore di perdere il proprio incarico oppure un genitore di vedere il figlio trattato diversamente dopo la comunicazione.

Le politiche Safeguarding prevedono misure dirette a contrastare comportamenti ritorsivi e ulteriori forme di pregiudizio nei confronti di chi segnala in buona fede o collabora alla gestione di una segnalazione.

Le linee guida FIGC, per esempio, richiamano la necessità di prevenire forme di vittimizzazione secondaria nei confronti dei segnalanti, dei testimoni e delle persone che li assistono.

La tutela deve essere valutata secondo il regolamento applicabile e non coincide automaticamente con tutte le garanzie previste dalla disciplina generale sul whistleblowing.

Il Safeguarding sportivo e il whistleblowing disciplinato dal decreto legislativo 24/2023 riguardano infatti sistemi che possono avere presupposti, finalità e procedure differenti.

Se dopo la segnalazione si verificano esclusioni, intimidazioni o altri comportamenti che sembrano collegati alla comunicazione, è opportuno documentarli e segnalarli attraverso il canale competente.

Non bisogna però considerare automaticamente ogni decisione sportiva sfavorevole come una ritorsione. È necessario valutare le circostanze concrete e l’eventuale collegamento con la segnalazione.

Come distinguere una segnalazione Safeguarding da una denuncia

La segnalazione Safeguarding è una comunicazione presentata attraverso il sistema di tutela dell’organizzazione sportiva.

La denuncia è invece un atto rivolto alle autorità competenti secondo la disciplina prevista dall’ordinamento giuridico.

Le due iniziative hanno funzioni differenti e possono coesistere.

Una condotta può violare il codice di comportamento della società senza costituire necessariamente un reato. Viceversa, un comportamento penalmente rilevante può richiedere l’intervento dell’autorità giudiziaria indipendentemente dalle procedure sportive.

Non è corretto presumere che l’invio di un modulo al Responsabile Safeguarding equivalga automaticamente alla presentazione di una denuncia alla Polizia o alla Procura della Repubblica.

In determinate circostanze, la legge prevede specifici obblighi di denuncia o segnalazione a carico di particolari soggetti, da valutare in relazione ai fatti e alla qualifica rivestita.

Chi sospetta un reato e desidera conoscere gli strumenti di tutela può rivolgersi alle forze dell’ordine o a un avvocato.

La procedura interna non deve essere utilizzata per ritardare o impedire l’accesso alle autorità pubbliche.

Come segnalare episodi avvenuti durante trasferte e attività fuori sede

Le misure Safeguarding non riguardano soltanto ciò che accade durante un allenamento all’interno dell’impianto sportivo.

Una situazione rilevante può verificarsi anche durante una gara, un ritiro, una trasferta oppure un’attività organizzata dalla società fuori dalla sede abituale.

Le circostanze devono essere valutate considerando il collegamento con l’attività sportiva e il campo di applicazione del regolamento.

Se l’episodio si è verificato durante una trasferta, è utile indicare il luogo, il periodo, le persone presenti e il contesto nel quale si è manifestato il comportamento.

Quando i fatti riguardano un viaggio con atleti minorenni, può essere importante descrivere anche quali adulti fossero incaricati della supervisione.

Una situazione può inoltre coinvolgere persone appartenenti a società sportive differenti.

In questo caso potrebbe essere necessario individuare l’organismo competente in relazione ai soggetti coinvolti e all’attività durante la quale si sono verificati i fatti.

È preferibile chiedere indicazioni al canale Safeguarding ufficiale piuttosto che inviare indiscriminatamente la comunicazione a tutte le società partecipanti all’evento.

Come segnalare molestie o bullismo attraverso i social network

Le comunicazioni digitali possono essere rilevanti per il Safeguarding quando sono collegate all’attività sportiva e coinvolgono atleti, tecnici o altre persone appartenenti all’organizzazione.

Un gruppo di messaggistica utilizzato dalla squadra, per esempio, può diventare il contesto di offese ripetute, esclusioni deliberate, minacce o diffusione di contenuti umilianti.

Il problema può presentarsi anche attraverso messaggi privati tra un adulto e un atleta minorenne.

Quando si effettua una segnalazione bisogna descrivere il tipo di comunicazione, il periodo nel quale si è verificata e il rapporto tra le persone coinvolte.

Se si dispone lecitamente di messaggi pertinenti, è opportuno conservarli senza modificarne il contenuto e trasmetterli soltanto attraverso canali appropriati.

Non bisogna pubblicare screenshot sui social network per denunciare pubblicamente una persona, soprattutto quando le comunicazioni contengono dati personali o riguardano minorenni.

È inoltre necessario distinguere il normale contrasto tra compagni da condotte ripetute o particolarmente gravi che possono compromettere la dignità e la sicurezza della persona.

Il Responsabile Safeguarding può valutare la pertinenza della situazione secondo le regole dell’organismo sportivo.

Come aiutare una persona che non vuole presentare personalmente la segnalazione

Un atleta potrebbe non sentirsi pronto a raccontare direttamente un episodio, soprattutto quando riguarda una persona che ricopre un ruolo di autorità nella squadra.

In queste situazioni è importante evitare pressioni e rispettare, per quanto possibile e compatibilmente con le esigenze di tutela, i tempi e le condizioni della persona.

Si può offrire aiuto per individuare il canale di segnalazione, leggere la procedura e comprendere quali informazioni siano necessarie.

Se il regolamento consente segnalazioni da parte di terzi, è possibile trasmettere i fatti di cui si è a conoscenza, precisando la fonte delle informazioni.

Non bisogna però attribuire alla persona dichiarazioni che non ha fatto o presentare una comunicazione come se fosse stata scritta direttamente da lei senza il suo consenso.

Quando sono coinvolti minorenni o situazioni di possibile pericolo, la necessità di protezione può richiedere l’intervento di soggetti competenti anche se la persona interessata manifesta esitazione.

È opportuno chiedere orientamento a professionisti qualificati o ai servizi competenti, evitando iniziative improvvisate che potrebbero esporre la persona a ulteriori difficoltà.

Gli errori da evitare quando si presenta una segnalazione Safeguarding

Uno degli errori più comuni consiste nel rimandare la comunicazione perché non si dispone di una prova definitiva.

La segnalazione può servire proprio a portare all’attenzione del soggetto competente una situazione da approfondire.

Un altro errore è utilizzare canali non riservati, come gruppi di messaggistica condivisi con numerosi tesserati e genitori.

Bisogna inoltre evitare di diffondere pubblicamente accuse o informazioni sensibili prima che i fatti siano stati valutati.

Non è opportuno svolgere indagini personali, interrogare ripetutamente un minorenne oppure cercare di ottenere prove attraverso accessi non autorizzati ai dispositivi altrui.

Un ulteriore problema riguarda le descrizioni troppo generiche, che non permettono di individuare gli episodi e le persone coinvolte.

È preferibile indicare ciò che si conosce realmente, separando le osservazioni dirette dalle informazioni riferite da altri.

Bisogna infine evitare di aspettare una risposta del Responsabile Safeguarding quando esiste un pericolo immediato. In queste circostanze devono essere coinvolti tempestivamente i servizi pubblici competenti.

Come capire quale passo compiere dopo la segnalazione

Dopo aver inviato la comunicazione è utile conservarne una copia, insieme alla ricevuta o al riferimento generato dal canale utilizzato.

Se la piattaforma prevede un codice personale per seguire la pratica, bisogna conservarlo in modo sicuro.

È opportuno controllare gli eventuali messaggi ricevuti attraverso il sistema ufficiale e fornire informazioni aggiuntive soltanto quando vengono richieste o quando emergono fatti nuovi pertinenti.

Se la situazione continua a creare preoccupazione, è possibile verificare le modalità di sollecito e gli ulteriori canali previsti dalla federazione o dall’ente di affiliazione.

Quando si verificano nuovi episodi, conviene annotarli separatamente, specificando date e circostanze, anziché modificare retroattivamente il racconto iniziale.

Non bisogna aspettarsi necessariamente di conoscere ogni dettaglio dell’esito delle verifiche. La riservatezza può limitare le informazioni che vengono comunicate al segnalante.

La protezione delle persone coinvolte rimane l’elemento centrale. Se il rischio aumenta o emergono circostanze che richiedono interventi urgenti, bisogna rivolgersi tempestivamente ai servizi competenti.

Conclusioni

Per fare una segnalazione al Responsabile Safeguarding bisogna individuare il canale previsto dalla società sportiva e descrivere con precisione i comportamenti che hanno provocato preoccupazione. Non è necessario dimostrare personalmente una responsabilità, ma è importante distinguere i fatti osservati dalle informazioni ricevute e trasmettere soltanto gli elementi pertinenti.

La comunicazione deve essere gestita nel rispetto della riservatezza, secondo il modello organizzativo e le regole dell’organismo sportivo. Se il responsabile locale è coinvolto nei fatti o non offre garanzie adeguate, è possibile verificare i canali della federazione o dell’ente di affiliazione. Le situazioni di pericolo immediato richiedono invece il coinvolgimento dei servizi pubblici competenti, senza attendere la procedura interna. Il primo passo concreto è quindi recuperare dal sito o dalla sede della società il nominativo del Responsabile Safeguarding, leggere la procedura ufficiale e preparare una descrizione cronologica degli episodi. Una segnalazione tempestiva, precisa e inviata attraverso il canale appropriato permette di attivare le verifiche e le misure di tutela previste.

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