Cosa Vedere a Siracusa

Cicerone la definì la più bella città greca in assoluto. La sua storia è piena di miti ma anche di storia, fu una città così potente da contrastare romani e cartaginesi. Inoltre vanta delle bellezze territoriali uniche come il famoso teatro greco siracusano, oggi infatti la città siciliana è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Cosa c’è di più bello, se non passeggiare tra le vie di una città che ha una storia così antica come Siracusa?
Il nome Siracusa significa abbondanza d’acqua grazie alle numerose acque che la bagnano, è una città che vanta mari e spiagge splendidi, e nella storia fu caratterizzata da un dominio sull’Adriatico molto singolare.

Altra bellezza da visitare è certamente il teatro greco di Siracusa che vanta un’acustica eccezionale grazie alla sua forma semicircolare e alla sua posizione strategica. Grazie all’associazione INDA fondata da Giusto Monaco, luminare professore di lettere classiche dell’università di Palermo, è possibile assistere alle tragedie greche in uno scenario così grandioso.

Altra curiosità è il famoso orecchio di Dionisio, cavità sulla roccia creata appositamente dal tiranno per controllare i suoi schiavi. Grazie all’effetto acustico si dice che Dionisio posizionasse all’interno i prigionieri e che da lontano potesse ascoltare ogni loro farfugliamento e complotto contro di lui. Un’idea geniale non trovate?
In ultimo stupendo è anche il tempio di Apollo all’isola di Ortigia considerato il più antico tempio della Sicilia, persino più antico dei famosi tempi Agrigentini.

Cosa Vedere a Vulci

Vulci si trova nel comune di Canino, nella zona dell’antica Tuscia viterbese. Risulta essere  sede di un grande Parco Archeologico con una notevole necropoli Etrusca. Nelle vicinanze si trova il Castello dell’Abbadia, sul fiume Fiora, di origine medievale, in perfetto stato di conservazione. Ma Vulci è anche un importante luogo naturalistico, sede di un’oasi del WWF.

Per arrivare a Vulci dalla SS Aurelia sia che proveniate da nord oppure da sud dovrete arrivare a Montalto di Castro. Appena dopo l’abitato, in direzione nord, troverete l’antica trattoria di Vulci: subito dopo inizia la SP per Vulci. Lungo la strada, sulla destra, troverete l’ingresso al Parco Archeologico che si estende fino ad arrivare al fiume Fiora. Camminerete su una strada etrusca perfettamente ricostruita alla scoperta dell’antica necropoli. In questa zona ci sono migliaia di tombe, la più importante è quella di Francois, dal nome dell’archeologo francese che l’ha scoperta. E’ una grande tomba a camera molto ben conservata visitabile però solo con visita guidata a pagamento, prenotabile presso il Centro Visite del Parco, comunque da non perdere!

Nelle immediate vicinanze del Parco Archeologico si trova l’Oasi del WWF di Vulci. Un sentiero di 4 Km vi condurrà per boschi e prati fino al fiume Fiora che, con una piccola cascata, forma in questa zona il laghetto Pellicone. Nelle sue acque nuotano le lontre, simbolo dell’Oasi. Non vi sarà difficile vederle e, se siete fortunati, potrete incontrare qualche esemplare di razza albina dal mantello bianco. Sulle sponde si possono osservare anche aironi, fenicotteri, germani reali e altre specie migratorie.

Risalendo la sponda sinistra del Fiora scorgerete, guardando verso l’alto, il Ponte che conduce dal Parco Archeologico al Castello dell’Abbadia. E’ di origine etrusca con la tipica forma a schiena d’asino. Costruito in tufo e rivestito di travertino è poggiato su due sbalzi di rocce scoscese. L’altezza massima al culmine della curvatura è di 30 m dalle acque del Fiora. I parapetti molto alti e profondi vi attutiranno il senso di vertigine agevolandovi il passaggio per godere della vista spettacolare del fiume sottostante.

Dal ponte accederete all’ingresso del Castello medievale,antica Abbadia benedettina risalente al IX secolo. Ha la classica forma con quattro torri cilindriche, una più alta delle altre, unite da mura. Due lati sono rivolti alla scoscesa delle sponde del Fiora e due su un profondo fossato colmo d’acqua. All’interno si trova il museo Etrusco che contiene i reperti provenienti dal Parco Archeologico: vasi, urne cinerarie e oggetti di vita quotidiana. Il museo è aperto tutti i giorni da maggio a settembre, durante il restante periodo dell’anno meglio telefonare.

Cosa Vedere a Vipiteno

Se stiamo pianificando una vacanza in Alto Adige non possiamo certamente trascurare Vipiteno. Con questa breve guida scopriremo infatti che Vipiteno è una tipica città mineraria alpina. In passato fu centro di distretto e di tribunale minerari, di fonderie, luogo di mercati, negozi, banche, alberghi, dogane, cambio di cavalli, magazzini, botteghe artigiane, sede della Dieta Provinciale.

Se stiamo giungendo a Vipiteno in macchina, prima di raggiungere il centro si consiglia di prendere dalla statale del Brennero, un chilometro prima, la via dell’ospedale, che conduce all’ex ospedale civico, antica sede dell’Ordine Teutonico, fondato nella 1241, in parte riedificato alla fine del 500 Attigua è la settecentesca chiesa di santa Elisabetta, opera di Giuseppe Delai.

Più avanti, presso il cimitero, possiamo ammirare la Parrocchiale, costruita tra il 1417 e il 1525. All’interno possiamo ammirare volte decorate da freschi settecentesco e importanti statue lignee. Lungo la via alta diretta al centro troviamo il settecentesco palazzo Wildenburg. Imbocchiamo ora via Città Nuova, l’arteria principale della cittadina, con i suoi portici e i suoi angoli e scorci pittoreschi.

Dove terminano i portici troviamo il Municipio, tardo gotico, risalente al XVI secolo. Successivamente possiamo ammirare la colonna marmorea di San Giovanni Nepomuceno, patrono della città. Di fronte abbiamo la merlata casa dei Principi, dove nel 600 alloggiavano i principi e i vescovi di passaggio. Al termine della via si alza la Torre di Città, ricostruita dopo l’incendio del 1867, che segna il limite tra le due parti dell’abitato. Al di là si apre la Piazza di Città, su cui prospettano la chiesa dello Spirito Santo o dell’Ospedale Vecchio per pellegrini e l’edificio col Museo Multscher, che ospita le famose tavole di Hans Multscher da Ulma.

Come Realizzare dei Sacchetti di Lavanda Profumati

I nostri armadi sono pieni zeepi di vestiti. Camicie, pantaloni, scarpe di ogni genere, cravatte e accessori di ogni natura. Diventa sempre più difficile tenere l’armadio ordinato, ma soprattutto tenere i vestiti in maniera che questi si conservino intatti e puliti. Soprattutto negli armadi molto affollati è poi facile che si sviluppino strani odori che vanno ad impregnare i vestiti presenti, per cui è sempre un buon espediente quello di tenere dei sacchetti che “alleggeriscano” in maniera gradevole la pesantezza dell’aria all’interno del mobile. In questa guida ti mostrerò come creare dei piccoli sacchetti di lavanda perfetti per tale scopo seguendo quanto indicato sul sito Casalingaperfetta.com.

Prima cosa da farsi è procurarsi la pianta in questione, ossia la lavanda. Preferibilmente dovresti raccoglierla in un periodo preciso, ossia in un giorno d’estate con poca umidità e poco tempo prima che i fiori vadano a schiudersi. Raccogli 14-18 fiori con lo stelo lungo e legali sotto le corolle. Poi ripiega gli steli sopra le corolle e legali con una filo o nastrino.

Prima di utilizzarli però devi farli seccare. Quindi legali in mazzetti e appendili in un luogo caldo e buio per alcuni giorni. Naturalmente, non metterli nell’armadio cosi al naturale ma utilizza dei sacchetti appositi che ne aumenteranno la durate e l’efficacia e ti permetteranno di evitare che eventuali pezzi della pianta si vadano a spargere per tutto l’armadio e si attacchino ai vestiti.

Per fare i sacchetti in questione utilizza dei piccoli rettangoli di tessuto, preferibilmente cotone, larghi non più di otto centimetri, piegandoli per metà e cucendoli sui lati. Rimpei i sacchetti con i fiori di lavanda essiccati e poi chiudi l’apertura o con un nastrino o con una cucitura a macchina. Poi riponili nell’armadio senza esagerare. Se è un armadio piccolo mettine un paio non dieci.

Cosa Vedere a Venaria

La reggia di Venaria Reale è un capolavoro dell’architettura barocca costruita in provincia di Torino tra il seicento ed il settecento quale residenza di piacere e di caccia della famiglia Savoia, la dinastia che regnò in Italia sino alla fine della seconda guerra mondiale.

Tra i progettisti della Reggia vi è Filippo Juvarra, uno dei più grandi architetti del barocco. Qui puoi ammirare, oltre alla alla maestosa reggia ed ai giardini, anche i preziosi edifici del parco della Mandria, oggi riserva naturale. Devi anche sapere che dagli inizi dell’ottocento fu trasformata in caserma militare, ma nel 1997 sono state dichiarate, dall’UNESCO, patrimonio dell’umanità.

Dal 2007, completamente ristrutturata, è stata aperta al pubblico ed è subito divenuta uno dei cinque beni culturali più visitati del nostro paese. Qui puoi ammirare l’arte, il gusto, la moda ed il genio, perchè nella reggia vengono ospitate mostre quali “la bella Italia” e su “Leonardo da Vinci” (nelle scuderie Juvarriane), l’alta moda nelle Sale delle Arti, mentre nello splendido giardino puoi ammirare orti e frutteti, dove puoi scoprire l’arte del paesaggio e dei sapori d’Italia.

Particolarmente interessante sono la mostra sull’alta moda, con elementi risalenti alla Regina Margherita, datati milleottocento, per passare poi ai futuristi, alla prestigiosa collezione della sartoria teatrale Tirelli sino alle grandi firme dei nostri giorni. A seguire, nella Grande Scuderia della Reggia, puoi ammirare l’eccezionale mostra su Leonardo da Vinci, dal titolo “Dal genio al mito”, con particolare riguardo agli autoritratti, ove è raffigurato il suo volto nelle sue diverse età sino al ritratto nascosto, contenuto in una pagina del Codice del volo degli uccelli.